Una piccola riflessione sul nostro fedele compagno di viaggio: il cuore
La parola cuore esprime immagini meravigliose: il cuore di mamma, lo scrigno del cuore, il primo amore, e così via.
Il cuore ha ispirato poeti, artisti, pubblicitari, ognuno con finalità diverse, ma sempre perché è percepito come sede delle emozioni.
Chi rispetta davvero il cuore?
Chi ascolta veramente il cuore?
Chi vede il cuore come un’entità che ci dà vita?
L’aspetto più brutale è considerare il cuore un oggetto, una sorta di pompa, un ingranaggio dell’oggetto chiamato uomo.
È avvilente.
Ora ti dico come vedo io il cuore.
Il cuore è un’entità ancora sconosciuta che, in una realtà più ampia, è meraviglia. Assolve al compito di dare vita e, nello stesso tempo, è connesso al mondo dell’energia e della spiritualità più profonda.
Ci ammaliamo di cuore perché, forse, quella malattia nasce da un livello più profondo: dalla complessità dell’essere vivente, dal nostro essere composti di materia, ma anche di energia e di corpi sottili inesplorati, là dove inizia quel processo che poi si manifesta come malattia.
Il cuore è un compagno di vita. Nasce e muore con noi.
Ci supporta e ci sopporta, adattandosi ai nostri squilibri ambientali, mentali, sociali.
Si adatta perché lotta per farci vivere, perché il suo obiettivo è la vita: la nostra vita.
Forse dovremmo inchinarci davanti al cuore e amarlo come amiamo noi stessi.
“Qual è il più profondo, il più impenetrabile dei due? L’oceano o il cuore umano?” scriveva il poeta francese Lautréamont.