Abbiamo già parlato del cuore in un numero della rivista del codice della vita. Ma il cuore è un mistero talmente profondo che merita ulteriori approfondimenti.
Nessuno sa cos’è veramente il cuore, ci sono teorie che cercano di racchiuderlo in modelli capaci di spiegare, almeno in parte, che cosa sia effettivamente.

Il cuore che pompa il sangue prende spunto da una visione meccanicistica della vita: dalla meccanica celeste al corpo umano. Una visione che, nel tempo, ha separato nettamente corpo e mente, materia ed energia, organo e coscienza.

Spesso ho cercato di capire come funziona il cuore come una pompa. Una semplice riflessione: per pompare abbiamo bisogno di energia, e questa energia può essere fornita dalla trasformazione di un tipo di energia in un’altra. Ad esempio, in una pompa idraulica, l’energia elettrica può trasformarsi in energia meccanica.

Da qui nasceva una domanda:
chi fornisce energia al cuore?
La scienza ufficiale potrebbe smontare subito questa domanda, considerandola formulata male. Direbbe che non bisogna chiedersi “chi” fornisce energia al cuore, ma attraverso quali processi biologici il cuore produce l’energia necessaria al suo funzionamento.

Secondo la fisiologia, infatti, il cuore riceve ossigeno e nutrienti attraverso il sangue, in particolare attraverso le arterie coronarie. Le cellule cardiache utilizzano questi elementi nei mitocondri per produrre ATP, cioè la molecola energetica che permette la contrazione muscolare.

Quindi la risposta ufficiale sarebbe:
ossigeno, nutrienti, mitocondri, ATP.

Il cuore, secondo questa visione, non avrebbe bisogno di un “chi” misterioso. La sua energia verrebbe spiegata attraverso il metabolismo cellulare, la respirazione mitocondriale, gli scambi biochimici, il lavoro delle cellule muscolari cardiache.

Eppure, una volta accolta questa spiegazione, la domanda non scompare. Si trasforma.

Nasce una domanda ancora più profonda:
chi, o che cosa, organizza questa energia in un ritmo vivente?
La scienza può spiegare il carburante, il metabolismo, la contrazione, l’impulso elettrico, il sistema di conduzione. Può descrivere il nodo senoatriale, i ventricoli, le valvole, le coronarie, il sangue, l’ossigeno, i mitocondri.

Ma il mistero rimane nel passaggio successivo: come tutto questo diventa ritmo? Come diventa battito? Come diventa continuità vivente? Come diventa il primo suono della vita umana e, alla fine, anche il suo ultimo segnale?

I grandi luminari guardano ai guasti, ma dov’è il guasto? Nel visibile o nell’invisibile?

L’attuale medicina cura molte patologie basandosi ancora su una visione prevalentemente meccanicistica, e continua a farlo con farmaci, trapianti, operazioni, tecnologie sempre più avanzate e interventi sempre meno invasivi.
Tutto questo è importante. Salva vite. Ripara ciò che si rompe. Interviene dove il corpo non riesce più a sostenersi da solo.

Ma la domanda rimane:
si cura l’effetto, ma si conosce davvero la causa?

Se il cuore si ammala, il problema è soltanto nella materia visibile? È soltanto in una valvola, in un vaso, in una parete, in un impulso elettrico alterato? Oppure, in alcuni casi, il guasto visibile è il segnale finale di qualcosa che nasce più in profondità?

Prima di riprendere l’intervista al cuore, analizzeremo allora le varie teorie scientifiche e di confine che hanno cercato di osservarlo da prospettive diverse.

Il cuore-pompa.
Il cuore elettrico.
Il cuore nervoso.
Il cuore a spirale.
Il cuore energetico.
Il cuore come ritmo vivente.

Forse il cuore non è soltanto ciò che la scienza riesce a misurare oggi.
Forse è anche ciò che continua a interrogare l’uomo mentre batte.

E’ come smontare un orologio dimenticandosi dell’orologiaio

Di sergio

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